L’origine del ritratto si perde nella notte dei tempi come si manifesta spontaneo già nella prima infanzia; l’impulso dell’uomo a fissare se stesso e gli altri attraverso una rappresentazione sembra primordiale. Ritrarre e ritrarsi dunque, due atti divenuti quotidiani per milioni di persone, in certi casi ossessivi, denotano il bisogno compulsivo di esserci. Ma cosa rimane dopo che le nostre apparenze si sono tradotte in immagine?

Nell’arte contemporanea il ricorso al ritratto come genere si traduce in una riflessione consapevole sul problema dell’identità personale e sociale oggi: fluttuante, sfuggente, mai conclusa.

“Il ritratto è una finzione, cioè una figurazione, non nel senso di rappresentazione mimetica di una figura, ma nel senso molto più forte e attivo di creazione di una figura…”

Jean-Luc Nancy (L’altro ritratto, 2014)

 

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